LE PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI: PERSO IL PUNTO DI VISTA DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE DELLE PRODUZIONI E IL MODELLO DI FILIERA DEL SETTORE

Innanzi tutto ci teniamo a sottolineare e rivendicare che la nostra Organizzazione Sindacale insieme all’associazione Terra! siamo state le uniche a sostenere la battaglia contro le aste al doppio ribasso delle produzioni agroalimentari che praticavano la GDO contro aziende di trasformazione e i produttori agricoli. Perché c’è un tema assolutamente concreto di fondo ovvero che le produzioni agricole non sono adeguatamente retribuite dalle grandi catene distributive e le marginalità spesso sono così ridotti da non riuscire neppure a sostenere il costo di produzione. Questo è un meccanismo infernale che è riconducibile tra le concause che alimentano lo sfruttamento lavorativo ai danni di lavoratori e lavoratrici.

Su questo punto cioè la remunerabilità delle produzioni, sottolineiamo un errore macroscopico: ovvero imputare e protestare contro le Istituzioni europee su responsabilità che non le riguardano. Invece bisognerebbe richiamare alle proprie responsabilità e quindi protestare contro questo modello di sviluppo sociale che impone un consumismo just in time e una filiera così lunga e dispersiva da assorbire tutti i margini di profitto che dovrebbero essere destinati a chi produce i beni agricoli.

Qui ravvisiamo un secondo punto critico, ovvero la scarsa propensione del settore agricolo a creare un sistema organizzato dei produttori con l’obiettivo di fare massa critica contro la concorrenza dei paesi UE ed extra UE. Quindi le critiche e le proteste dovrebbero essere rivolte a chi Governa a livello Nazionale il quale potrebbe fare molto per riformare un sistema produttivo e distributivo e quindi sociale dal punto di vista dei consumi.

Mettere in discussione il Green Deal europeo e gli strumenti della Politica Agricola Europea (PAC) non è la soluzione.

Pensiamo che le norme europee dovrebbero essere da stimolo a gettare le basi per una agricoltura sostenibile dal punto di vista ambientale e produttivo attraverso gli investimenti messi a disposizione dalla nuova PAC. Quindi se questo settore vuole sopravvivere e contestualmente dare un contributo per migliorare le condizioni ambientali e climatiche del pianeta deve necessariamente rinnovarsi e cogliere le sfide che queste criticità ci impongono come riflessione e impegno collettivo.

Le coltivazioni intensive, le irrorazioni massicce di fertilizzanti chimici anche proibiti e dannosi per la salute, gli allevamenti intensivi, stanno distruggendo l’ambiente e gli insetti impollinatori nonché rendendo le superfici agricole sterili.

Questo è il quadro reale della situazione. Infine riteniamo irrinunciabile la condizionalità sociale introdotta nella Politica Agricola Comunitaria, che noi come Organizzazione Sindacale rivendichiamo, perché riteniamo ingiusto che le risorse pubbliche vadano anche a chi non rispetta la dignità dei lavoratori e lavoratrici non applicando i contratti collettivi di lavoro o non rispettano l’ambiente quale patrimonio collettivo e bene comune.


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