23 GIUGNO GIORNATA DI MOBILITAZIONE PER I PESCATORI DELLA MARINERIA DI CHIOGGIA E DEL VENETO

Settore in difficoltà che rischia di soccombere definitivamente. Chiesto un incontro al Ministro Lollobrigida

Il mondo della pesca professionale non solo italiano è attraversato da molte settimane da un nuovo motivo di preoccupazione legato alla Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni della Commissione Europea adottata lo scorso 21 febbraio contenente li Piano d’azione dell’UE: proteggere e ripristinare gli ecosistemi marini per una pesca sostenibile e resiliente. Tutto ciò minaccia seriamente la sopravvivenza del settore in Italia, in particolare, della pesca a strascico.

Non possiamo tuttavia non rimarcare l’approccio oltremodo aggressivo e ampiamente ingiustificato sul piano tecnico-scientifico utilizzato dall’Esecutivo dell’Unione, contenuto soprattutto nel capitolo 2 RENDERE EL ATTIVITÀ DI PESCA PIÙ SOSTENIBILI.

Pur nella volontà del nostro Paese di impegnarsi per una gestione responsabile degli stock in condizioni di parità e reciprocità con gli altri competitor del Mediterraneo non posiamo evidenziare che questa normativa rappresenta la morte di un settore e del suo indotto che mina l’economia di interi territori con conseguenze economiche e sociali drammatiche per le marinerie del Veneto e italiane già a dura prova negli ultimi anni. Infine il prezzo più alto lo pagherebbero famiglie e lavoratori che vivono solo di questo settore.

COMUNICATO UNITARIO

Le marinerie italiane si mobilitano per ribadire il proprio no al Piano d’azione Ue che impone una serie di misure dirompenti per l’assetto del settore. L’appuntamento è per la giornata di venerdì 23 giugno con una serie di iniziative promosse dal mondo della rappresentanza di cooperative, imprese e lavoratori Agci Agrital. Confcooperative FedAgriPesca, Legacoop Agroalimentare, Coldiretti Impresapesca, Federpesca, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila Pesca.


Il Piano promosso dal Commissario alla Pesca ed all’Ambiente Virginijus Sinkevicius prevede una forte limitazione della pesca a strascico in tutta Europa entro il 2030 e propone la creazione di ulteriori aree marine protette, senza considerare l’impatto sociale ed economico su imprese, lavoratori, territori e basandosi su dati scientifici non aggiornati e accurati. Un Piano che – denunciano associazioni e sindacali di settore – ci porterà alla totale dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di prodotti ittici.


L’obiettivo è la salvaguardia di un settore che garantisce sicurezza alimentare e un approvvigionamento equo, salutare e sostenibile di prodotti ittici freschi e con alti standard di qualità, che rispettano le regole di tracciabilità e certificazione europea. Ma con la mobilitazione si punta anche ad assicurare un futuro a migliaia di lavoratori, cooperative, imprese, famiglie e territori.


Lo smantellamento della pesca a strascico causerebbe peraltro – sottolineano le varie sigle – un aumento delle importazioni da Paesi in cui la pesca non rispetta la nostra legislazione in materia di ambiente, sicurezza e lavoro.


In Italia la pesca a strascico rappresenta il 20% della flotta totale peschereccia – concludono Agci Agrital, Confcooperative FedAgriPesca, Legacoop Agroalimentare, Coldiretti Impresapesca, Federpesca, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila Pesca – con 2088 unità, circa 7000 lavoratori, il 30% degli sbarchi ed il 50% dei ricavi.
Un settore che in Europa rappresenta il 25% degli sbarchi totali di prodotti ittici ed il 38% dei ricavi, con oltre 7.000 imbarcazioni

PER QUESTE RAGIONI FAI-FLAI-UILA SCENDERANNO IN PIAZZA IL 23 GIUGNO PROSSIMO INSIEME ALLE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI DEL SETTORE, PER CHIEDERE CONGIUNTAMENTE L’INTERVENTO DEL MINISTRO PRESSO L’AUTORITA’ EUROPEA

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